domenica, 31 dicembre 2006, ore 10:52

CapitanFede
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venerdì, 15 dicembre 2006, ore 00:31

Organizzo il (mio) mondo per immagini. La chiamano memoria fotografica. Sarà. Se lo dicon loro. So solo che io non penso in modalità testuale. Penso per immagini. Si vede che ho il cervello WYSIWYG. E così faccio quando mi esprimo. Io non parlo di concetti. Io descrivo la rappresentazione grafica che di loro ho nella mia mente.

Da qualche tempo ho i concetti. Quello che mi manca sono le immagini. Ho dei concetti-senza-volto. Ciò mi mette a disagio. Mi pone in una condizione di non-controllo. Non tollero il non-controllo. E' come stare su Luna Rossa con il timone fuori uso: che diamine me ne faccio di tutto quel velaggio?

Dovrei riuscire a mettermi in stand-by. Concentrarmi sugli obiettivi senza distrazioni. Chè tanto, per ora, le distrazioni portano agli scogli. Oppure concettualizzare solo quel che mi rende felice. Ma... è il gatto che si morde la coda. Quel che mi rende felice è quel qualcosa a cui non riesco (o non voglio) antropomorfizzare con un volto.

Hanno ricominciato a pianificare una pubblicità recente di una compagnia produttrice di telefonini. Molto emotiva, con una musica coccolosa, immagini sorridenti e un copy di quelli che pizzicano direttamente il cuore. Dice: "930 persone hanno detto ti amo. Ma solo 620 hanno risposto anch'io". L'occhialuto assistente di Excel direbbe che 310 persone sul campione non contraccambiano il sentimento. Ovvero 1 su 3.

E' il momento ideale per accendermi una sigaretta, accomodarmi sulla chaise-longue, schiacciare play a Giovanni Allevi e riflettere. Dicono che le sigarette siano ideali per riflettere. Solo che non fumo. Mi accontenterò della chaise-longue. Ah no. Non ho nemmeno quella. Dunque, mi limiterò a riflettere. Con Giovanni Allevi in sottofondo, che quello aiuta sempre.

Riflettendo riflettendo, ho detto ti amo solo a 3 persone, finora. Anzi, a voler essere precisi, l'ho sentito 3 volte, ma l'ho detto solo due. Mi è andata bene, perchè entrambe le volte mi è stato risposto anch'io. Dell'ultima... beh, conoscevo già lo sguardo con cui mi avrebbe gelato il sangue. Ho soprasseduto.
A questo punto la mia storia direbbe:
Casi totali:                    3
Risposte positive:       2
Risposte negative:     1
Ciò che uno scienziato in odor di carriera dovrebbe chiedersi è: il terzo ed ultimo caso entra nella casistica anche se non esplicitato? Ovvero, il fatto di aver provato la condizione di innamoramento pur senza esplicitarla lo include o meno nello studio probabilistico? La scienza alle volte si basa su assunti arbitrari, quindi la risposta che prendo per buona è si, vale anche quella volta li. Alla luce di questo risultato "scientifico" e applicando la mia casistica alla teoria di cui sopra-sopra, potrei considerare concluso il primo ciclo probabilistico.

Ora, il problema si pone guardando al futuro. Se il primo ciclo è concluso, si è automaticamente aperto il secondo. Il che mi da esattamente una probabilità su tre di vedere corrisposto il mio sentimento. Beh, ovviamente quando il mio sentimento sarà diventato tale, ecco. (Ma questo è un dettaglio). A ben pensarci, uno su tre non è poco. Uno su tre è agghiacciante. Spaventerebbe chiunque. Certo che non si può continuare a vivere con la paura di rischiare*. Chi non risica non rosica. Si cade, ci si fa male, ma ci si rialza. Vivere sotto a una campana di vetro non fa altro che indebolire il sistema immunitario. Nessuno è immune all'amore. E più si gioca, più si impara a giocare.

Rileggo il post, e non trovo il motivo per cui dovrei pubblicarlo. Io stesso non ne colgo una trama sensata. Ebbene, il suo bello è questo. Non avevo alcuna immagine da descrivere, perchè i miei desideri sono tutt'ora senza volto. Ma ho trovato un'immagine, che è qui a fianco. E mi sono lasciato stimolare.
Pura-associazione-di-idee.


Chè mi par di scorgere in questa scollatura sensuale un che di famigliare. La ragione lega al passato, il cuore guarda al futuro. Il senso di (protezione) che esce solo dal ventre materno.
Di colei che mi ha partorito e di colei che mi partorirà di nuovo.





"Il cuore conosce ragioni, che la ragione non conosce."





* Questa è una frecciatina. TU, sebbene non coinvolta direttamente in questo post, saprai coglierla. Ne sono certo.
CapitanFede
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domenica, 03 dicembre 2006, ore 20:04

Pare che sia di moda detestare il Natale. Io non capisco come sia possibile. Sono romantico, tremendamente legato alle tradizioni e al valore della festa in famiglia. Il Natale mi fa tornare bambino, quando strappavo le carte dei regali e correvo in giro per la cantinota da un parente all'altro, con frenesia, per tenere tutto sotto controllo e non farmi sfuggire nemmeno un dettaglio. Non ho mai avuto la tradizione di Babbo Natale; in casa mia si è sempre festeggiato il Natale con un maremagnum di regali scartati tutti insieme, momento nel quale noi popi eravamo per una volta protagonisti assoluti.
Uno dei vantaggi di esser nati in una città di montagna è che il Natale è davvero come si vede nei film. Natale è alito sul vetro della finestra guardando la neve che silenziosa al di là del vetro mette un velo di ovatta su tutto il Creato. Natale è maglioni di lana e babbucce di feltro che scaldano e abbracciano. Natale è profumo di scorze di clementine e bucce di bagigi che scoppiettano nella stufa. Natale è sapore di minestrone, perchè "a la Vigilia bison star lizieri". Natale è profumo di incenso della Messa Granda. Natale è lucine bianche che bzzzzano sull'abete, l'abete che è li nel giadino dal giorno del primo mattone di quella casa. Natale è strozeghe, zendre e boci che i speta. Natale è il coro della SAT che risuona coi suoi canti in tutto il paese.
Ma Natale è soprattutto Famiglia. Natale è madre, che sta in piedi davanti al caminetto ad accumulare caldo per gli altri 364 giorni dell'anno in cui ha freddo. Natale è padre, che in maniche di camicia e guanti da sci sfida la tormenta per recuperare la legna da ardere. Natale è nonno, che seduto a capotavola si fa sfuggire una lacrima che solca il suo viso rugoso, mentre si commuove nell'avere la famiglia riunita al suo tavolo. Natale è cugina, che incurante dei suoi vent'anni si fa prendere in braccio sulla poltrona di nostra nonna e mi dice "meno male che te sei vegnest". Natale è zia, che si accende una sigaretta e mi chiede "come vala?", pretendendo con occhi severi ma dolci una risposta che non sia di circostanza. Natale è  nonna che ... a lei piaceva tanto il Natale e quest'anno mi mancherà più del solito.


Per noi montanari discendenti degli austroungarici, Natale è mercatini.
E quest'anno, dopo anni, torno ad Innsbruck.
Perchè a me, lo shopping natalizio, emoziona!

CapitanFede
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sabato, 02 dicembre 2006, ore 18:47

Dicono che l'amore stia nel cuore, ma secondo me non è mica vero...

L'amore è nello stomaco, perchè è quello che si stringe quando l'emozione colpisce.
L'amore è nella pelle, perchè è lei che rabbrividisce quando le mie mani sfiorano le sue.
L'amore è nei polmoni, perchè sono loro che si bloccano quando il suo fascino mi toglie il fiato.
L'amore è nelle pupille, perchè son loro che si dilatano quando vedo la sua bellezza.
L'amore è negli occhi, perchè sono loro che lacrimano quando si allontana da me.
L'amore è nelle labbra, perchè sono loro che tremano quando si avvicina per baciarle.
L'amore è nei muscoli, perchè sono loro che la stringono e la proteggono.
L'amore è nelle narici, perchè sono loro che si inebriano quando il suo profumo anticipa il piacere del suo arrivo.

L'amore pervade.
Il cuore è solo il direttore d'orchestra.
CapitanFede
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sabato, 02 dicembre 2006, ore 17:14

Ho un amico, di quelli veri, che è uno davvero tosto. Per comodità mi riferirò a lui usando uno pseudonimo: Riccardo. Riccardo è uno di quelli con il cervello sempre su ON e le sinapsi perennemente collegate. Uno di quelli che hanno sempre qualcosa di nuovo da fare, un libro da leggere, un posto da visitare, una corsa da fare, una trasmissione da ascoltare, un qualcosa di nuovo da scoprire. Ha una naturale incapacità a stare fermo, geneticamente impossibilitato a oziare. La curiosità è struttura portante del suo DNA.
Siamo molto simili, in questo, io e il mio amico Riccardo. Anche se, mi costa ammetterlo, lui è sempre stato un passo avanti a me. Uno dei pochi davanti al quale mi blocco e mi affascino ad ascoltarlo. E' colto, il mio amico Riccardo. Inarrivabile, oserei dire. Perchè lui è uno di quelli che è oltre. Lui vede oltre. Lui anche a Torbole non si ferma a vedere i windsurf che giocano con l'Ora, lui vede la gente che fa shopping a Salò. E l'osserva, la scruta, la studia. E' troppo avanti, il mio amico Riccardo.
Talmente avanti che.... è partito. Se n'è andato a Lusaka, lo stronzo. Lusaka è in Zambia. Lo Zambia è in Africa. Lontanissimo, dannazione! Ma era il suo sogno, il sogno di una vita. E, credetemi, lui è uno dei pochi a questo mondo che è in grado di realizzare i suoi sogni. A lui non serve la fortuna, perchè lui ha le palle!
Buon sogno, Ricky. Sei grande.

CapitanFede
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categoria : emozioni