
Un po' ingenuo, un po' testardo,ma di sicuro allegro e pieno di gioia di vivere. E' così che mi sento, proprio come
Carl Attrezzi, un po' sgangherato, arugginito, con poco tra le mani e molto nel cuore.
Perchè, ancora una volta, il mio inguaribile ottimismo ha avuto la meglio sullo sbandamento dell'ultimo periodo e mi ha permesso di rimanere sufficientemente ricettivo per accogliere l'ennesima dimostrazione che
la vita ha sempre un asso nella manica, da giocare quando meno te l'aspetti.
Mercoledì è stata una giornata davvero difficile. Casini su casini in ufficio e una spiacevolissima discussione con un'amica a seguito di un mio post. Nonostante sia convinto che sia sempre meglio esporsi e dire le cose per come le si vive, alle volte farei davvero meglio a tenere alcune riflessioni per me. Non fosse altro perchè vengono molto spesso fraintese. La serata si è ripresa grazie a una sortita al cinema per vedere l'esito dell'ultima fatica di quei pazzi squilibrati di George Luca e i grafici della Pixar. "
Cars - Motori ruggenti" di John Lasseter è proprio un cartoon carino carino. Belli i personaggi, egregi i disegni, divertenti le animazioni e, come sempre, geniali i dialoghi. Con quel tocco di classe che è stato utilizzare Della Noce e Zanardi per doppiare Luigi e Guido, la bellissima Fiat 500 gommista e il suo fido muletto, che con le loro gag e quei due o tre dialoghi in vero dialetto emiliano mi hanno fatto pisciare addosso dal ridere. Un film da vedere, insomma.
Chicki-chahhh!!
Ciò che più mi ha fatto piacere di mercoledì sera, però, sono state un paio di mail ricevute il giorno dopo. Nonostante i miei mille dubbi e perplessità, ho felicemente constatato che non sono l'unico a percepire comportamenti ambigui e poco chiari. Nonostante non parli volentieri delle mie questioni di cuore, ho trovato una persona che riesce a cogliere le sfumature dei miei umori anche senza che io ne parli. Era molto che non mi capitava ed ancora una volta ho avuto la dimostrazione di avere due persone davvero speciali per amici.
Detto questo ho fatto armi e bagagli e me ne sono partito per Trento. Per due motivi, uno meno stimolante dell'altro: riportare la Caponord al babbo per riprendermi poi il CBR e fare una visita medica specialistica. Insomma, ben poco di entusiasmante all'orizzonte. Eppure... eppure tuttosommato era comunque una prospettiva migliore rispetto al rimanere a Milano tutto il week end. E infatti...
la vita mi ha stupito.
Giovedì sera.
Il viaggio in autostrada è noioso che più noioso non si può. I Negramaro a tutto volume negli auricolari alleviano solo di poco i metri di asfalto che ho già visto centinaia e centinaia di volte. Ancora qualche anno e posso dare un nome proprio ad ogni singolo catadiottro del guard rail centrale della A4. E, soporizzato dalla routine del viaggio, non scommetterei un centesimo sulla mia forza di volontà. Rimango indeciso fino all'ultimo metro se imboccare o no quell'uscita. L'idea di passare un paio d'ore con lei lontani dalla frenesia delle pause pranzo rubate alla schizofrenica Milano, averla a mia completa disposizione per abbracciarla dopo l'estate, per parlarle, per farmi raccontare, per guardarla ed ammirarla, è una gran tentazione. Eppure, c'è qualcosa che non va. Ho voglia di uscire, rifare quella curva, rivedere il casellante con l'occhio storto e le due rotatorie nuove in contropendenza (ah, i bresciani...) per sbucare all'inizio di Orzinuovi, alla concessionaria. Ma più per routine, temo. Routine il cui ricordo mi ha sempre dato sicurezza, mi ha sempre confortato ed, in parte, illuso. O per vendetta. Per vendicarmi delle centinaia di volte che son ripassato di li e non ho potuto uscire sebbene lo volessi con tutto me stesso. Sarebbe la mia piccola rivincita contro lo spartitraffico.
Ma ora no, ora mi opprime. Mi sento senza fiato, svuotato e ridotto all'osso. Un ossobuco senza nemmeno il purè. Come se quel jersey fosse un bivio al quale non mi è concesso sbagliare ancora, per non cedere di nuovo all'illusione e finire nella solita umiliazione. Il bivio davanti al quale le cose
devono cambiare e devo essere io a farle cambiare.
Insomma, mancare un'uscita dell'autostrada è ben poca cosa, in se'.
Ma mancare Brescia Ovest, questa no. Questa è una gran cosa, per me.
Orgoglioso e garrulo, osservo con fierezza lo svincolo che si snoda sotto di me, butto giù una marcia e dirigo verso casa. La Romania mi è servita anche a questo, credo.
Venerdì
Come volevasi dimostrare, a un account executive del mio "rango" non è concesso avere ferie. Ore 9.05 suona il cellulare. Sul display, impietosa, la scritta
Ufficio preannuncia cattive notizie. Meno male che sono un ragazzo sveglio e previdente e mi son fatto trovare già in ufficio (dei miei) davanti al pc. ah, potere della tecnologgggia globbbale. Meno male che dall'altra parte della linea c'è la voce calda e suadente di quello spettacolo di nuova producer arrivata fresca fresca da Roma :)
E, sempre come volevasi dimostrare, la visita dal medico "specialista" si è rivelata una sòla.
(Dopo veloce analisi visiva del problema)
CF: Alora, dotor. Sa elo?
Dottore: Eh, come che el core, lu. Bison veder.
CF: Eh, l'ei ben per quel che son vegnu da lu: per farghelo veder. El me diga, sior dotor, sa elo?
Dottore: El veda lu, l'ei come en tribunale. Se el giudice el savesa zà la pena che 'l vol darghe al penitente, no ghe saria neanca bisogn del proceso. El vederia giudici e avocati che i sta li, i se leze el giornal e po ala fin el giudice el salta su e 'l dis: COLPEVOLE! ERGASTOLO!
CF: Dotor, no voria mancarghe de rispeto, ma chi no sen mia en te 'n tribunal. E sopratuto, no ho mia fat nient de mal!
Dottore: Si ma lu el vol tut subit. Se mi savesa za cossa che el g'ha, no l'averia neanca fat vegnir chi. E 'nveze bison indagare, studiare, bison far el dibattimento e po se emeterà el verdeto. SE GHE VOL LE PROVE; ENSOMA! Se no che giudice sonti?
CF: (faccia basita)
Dotor, lu l'è en dotor, mia en giudice! Mi voi sol saver cossa che g'ho!
Dottore: No 'l so.
CF: Come "No 'l so"? Se no lo sa lu chi g'alo da saverlo?Sa fenti, ensoma?
Dottore: El vaga al S. Chiara (ndr: l'Ospedale cittadino)
e 'l faga le analisi. Ne veden tra 40 dì.
CF: Ah. Tut chi?
Dottore: Si, tut chi. Ne veden tra 40 dì. El me staga ben.
Morale: 20 euro di ticket, 8 minuti netti di visita e nessuna prescrizione medica. Ma si può???
Sabato
Lo sto ancora vivendo...
Traduzione per stranieri del dialogo di cui sopra:
(Dopo veloce analisi visiva del problema)
CF: Allora, dottore. Cos'ho?
Dottore: Uh, come corri. Bisogna vedere.
CF: Eh, è per questo che con venuto da lei: per farle vedere. Mi dica, signor dottore, cos'ho?
Dottore: Vedi, è come in tribunale. Se il giudice avesse già deciso la pena da dare all'imputato, non ci sarebbe nemmeno bisogno del processo. Vedresti giudici e avvocati che stanno li, si leggono il giornale e poi, a un certo punto, il giudice salta su e urla: COLPEVOLE! ERGASTOLO!
CF: Dottore, non vorrei mancarle di rispetto, ma non siamo mica in un tribunale. E soprattutto non ho fatto niente di male!
Dottore: Si ma tu vuoi tutto subito. Se sapessi già cos'hai, non ti avrei nemmeno fatto venire qui. Invece bisogna indagare, studiare, bisogna fare il dibattimento e poi emetterò il verdetto. CI VOGLIONO LE PROVE INSOMMA! Sennò che giudice sarei?
CF: (faccia basita)
Dottore, lei è un dottore, mica un giudice! voglio solo sapere cos'ho!
Dottore: Non lo so.
CF: Come "Non lo so"? Se non sa lei chi lo deve sapere? Insomma, cosa facciamo?
Dottore: Vai al S. Chiara (ndr: l'Ospedale cittadino)
e fai le analisi. Ci vediamo tra 40 giorni.
CF: Ah, tutto qui?
Dottore: Si, tutto qui. Ci vediamo tra 40 giorni. Stammi bene.