giovedì, 31 agosto 2006, ore 13:01




«Le rughe mostrano che si è vecchi, decrepiti,oppure che si è abituati a sorridere sempre.»

Carlos Santana



Io e un simpatico vecchietto, abitante di uno dei tanti paesini che abbiamo attraversato, uscendo da uno dei tanti sterrati che abbiamo fatto. Nell'attesa dei due paracarri, io e Spike ci fermiamo a prendere fiato, quando questo simpatico nonnetto mi si avvicina e comincia a chiedermi chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. Mi parla della sua vecchia Jawa, dei suoi amici in Italia, della sua giovinezza mai sopita. Ci offre di fargli compagnia davanti a una birra, ma a malincuore dobbiamo rifiutare causa tempo che corre.
I suoi occhi piccoli e stretti mi hanno scrutato con curiosità ed emozione. Le sue labbra screpolate mi hanno narrato di imprese di gioventù e di emozioni mai dimenticate senza mai privarmi di un sorriso. Le sue mani tagliate dal sole e dalla terra hanno stretto le mie, pallide e callose, come a lasciarmi una benedizione affinchè il nostro viaggio proseguisse senza intoppi.
Ciao Vecjo, ci vediamo tra qualche anno.
CapitanFede

mercoledì, 30 agosto 2006, ore 16:10

...quando ti presentano una ragazza bella ed affascinante, che col suo modo di fare ti rapisce e ti ammalia, e invece che guardarle il culo cerchi le mani per vedere se... ha la fede al dito!
CapitanFede
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categoria : liziero

martedì, 29 agosto 2006, ore 19:18

Ho le palle che frullano. Si può dire su un blog? Non è molto politically correct. Machissenefrega? Oggi mi frullano proprio.
Non sto più tollerando Milano. Come ci ho messo piede mi son tornati i mal di testa. A questo punto posso anche smettere di fare analisi, è chiaro: origine psicosomatica. Milano mi fa male. Comincio a volermene andare. Dopo 8 anni, non l'amo più come prima. Anzi mi soffoca. O forse è solo il lavoro. Troppo stress, troppe preoccupazioni, troppe responsabilità. Mi sento inadeguato, tanto per cambiare.
Poi Lei, che continua a non capire niente. Anzi a far finta di non capire, perchè è più comodo.
E le altre, che non si sa bene dove siano nascoste. Fatto stà che comincio ad essere insofferente verso questa situazione di perenne solitudine. Voglio qualcuna con cui condividere i miei qualcosa. Non una a caso, però.
Poi c'è lui, che ha sempre mille donne attorno e si lamenta perchè ne ha troppe.
E lei, che nonostante le basti batter ciglia per farmi toccare il cielo con un dito, non ho ancora ben deciso che ruolo voglio darle nella mia vita. Forse non ho ancora deciso semplicemente perchè sono consapevole che il suo ruolo non è una decisione mia, bensì sua.
Meno male che ci sono loro, che mi vogliono bene e me lo fanno sentire, mi tirano in mezzo ai giochi anche se son spesso il reggimoccolo. E mi danno l'opportunità di fare il falegname, anche se solo per un week end. Non so perchè lo fanno, ma so che mi fanno bene.
E meno male che c'è lei che finalmente s'è trovata un fidanzato. Oddio, quando leggerà la parola fidanzato mi lascerà un commento molto poco carino, ma alla fine spero che fidanzato ce lo diventi davvero. Chè lei è una ragazza in gamba, e se lo merita. E un po', devo dire, mi fa ben sperare anche per me.
Poi però tutti i giorni ho a che fare con gli altri, che si lamentano e chiedono e pretendono e rendono l'aria in ufficio tesa e nervosa. La vita dell'account non è per niente facile.
Sono stanco. E demotivato.
Voglio innamorarmi ed essere ricambiato.
Voglio un loft, ma non a Milano.
Voglio un acquario con tanti pesci e la luce al neon.
Voglio andare in moto. Ed essere pagato per farlo.

E invece non ho nemmeno i soldi per l'acquario.
CapitanFede

giovedì, 24 agosto 2006, ore 19:41

Ho uno strano modo di raccontare le cose che mi accadono. Tendo ad amplificare, ad enfatizzare, ad ingrandire. Non nel senso che faccio le cose più grandi di quel che sono, quanto piuttosto che cerco sempre di trasferire, nel mio parlare, le stesse emozioni che ho provato nel viverle. E' caratteristica dei gemelli, d'altronde, vivere la vita con piena intesità, dato il nostro carattere infuocato e passionale.

Mi son sempre chiesto se questa mia irruenza non potesse generare, nell'interlocutore, un qualche sospetto di "faziosità". Temevo infatti che potessi risultare come i giullari dei tempi antichi, quando le storie e la storia venivano tramandate per passaparola da viandanti e menestrelli che spesso ricamavano con la fantasia attorno ai fatti realmente accaduti. Questo mio tarlo si è intensificato ultimamente, dato il periodo particolarmente denso di ghiotte occasioni e fantastici avvenimenti che sto vivendo.

Tempo fa una persona a me molto cara, nel culmine del mio innamoramento e del suo contrario distaccamento, mi ha sputato in faccia tutto quanto temevo, senza zollette di zucchero e senza mezzi termini. "Ti succedono cose normalissime, ne' più ne' meno di quello che succede al 90% dei tuoi simili. Eppure chissà perchè tutto ciò che accade a te dalla tua bocca appare come inevitabile, inimitabile, più bello e più interessante di tutto quello che accade agli altri." Mi ha accusato, insomma, di romanzare tutto quello che raccontavo.

E' stato come ricevere una pentola d'olio bollente in testa. Ho smesso di parlare delle mie cose. Poche persone, davvero molto poche, conoscono tutto quello che ho vissuto e che mi è capitato da febbraio ad oggi. Anzi, ad oggi nessuno conosce TUTTO. Tra i pochi di cui mi sono fidato alcuni sanno alcune cose, altri ne conoscono altre. Non per sfiducia nei loro confronti, ma per timore di essere ancora bollato come "romanziere", quando invece mi considero semplicemente ENTUSIASTA.

Qualche giorno fa il destino mi ha fatto conoscere una persona. Per puro caso, in una situazione totalmente avulsa e strana. Pur essendo un perfetto sconosciuto, con una semplice domanda mi ha dato il la per rovesciargli addosso parte delle emozioni che avevo appena finito di vivere. Ho cominciato a parlargli, a raccontargli quello che avevo appena finito di vivere, i "pugni nello stomaco" che mi ero andato a cercare e mi ero trovato, le emozioni che avevo provato. Forse proprio l'essere lui uno sconosciuto mi ha dato il coraggio di aprirmi. Dopo un po' che parlavo mi son bloccato. Colto dall'improvviso terrore di risultare ancora una volta "romanzesco". Eppure, lui ha incalzato chiedendomi ulteriori dettagli, consigli, aneddoti. Ho visto nei suoi occhi la voglia di sapere, di conoscere, di provare le stesse cose che avevo appena finito di provare io. E (credo) il bisogno di ricevere uno stimolo a osare, a inseguire i suoi sogni anche se gli paiono così lontani e difficili da realizzare. Ho visto in lui gli occhi di un bambino che ha la voglia e la paura di salire sulla giostra. Quegli occhi mi hanno rincuorato, facendomi di nuovo sentire entusiasta invece che enfatico, romanziere e - in definitiva - inadeguato.

Andrea, prendi l'Africona e vai a dargli del GAAAAAAAASSSSSSSS!!! Così il bambino sarà salito in giostra e il giullare avrà tenuto fede al suo impegno.

CapitanFede

lunedì, 21 agosto 2006, ore 14:58

CapitanFede

lunedì, 21 agosto 2006, ore 00:06

Insomma, siamo sinceri: non credo che sarei capace di vivere in Romania. Troppo diversa la terra, troppo diversa la gente, troppo "povera" per noi "cittadini fighetti".

Quindi, ho deciso di tornare, e l'ho fatto.
Ora sono a casa. Beh, insomma.. quasi.

Certo, c'è stata una bionda tentazione molto forte, ma... non posso correr dietro alle bionde per tutta la vita.

Domani sistemo la moto, che dopo 5.300 km ne ha bisogno.
Poi, inizierò a scrivere il racconto di questo viaggio fantastico, di tutte le asperità, di tutte le cose che sono andate bene e di tutte le cose che sono andate male (e ce ne son state parecchie). Ero consapevole che sarei cresciuto, ma non credevo così tanto.

Per ora, volevo solo dare un cenno di vita, anche perchè ci son talmente tante cose da dire che non so quanto ci metterò a scrivere tutto. Ci vuole un po' di pazienza, ma ne varrà la pena.
Ma c'è ancora qualcun che legge queste pagine?
CapitanFede

venerdì, 04 agosto 2006, ore 15:04

Popolo di navigatori, erranti e sognatori mi congedo da voi per questa mia Grande Avventura. E' con una certa apprensione che mi appresto a partire, ma non di meno condita da entusiasmo e curiosità. La voglia di mettere alla prova le mie capacità è come sempre stimolo di progresso e l'altissimo spessore tecnico e - soprattutto - umano dei miei compagni di viaggio sono garanzia di successo. La preparazione è stata finora perfetta e meticolosa, il che mi lascia tranquillo sul fronte logistico. Se anche il Fato si mette a collaborare, verrà fuori una Grande cosa.

Ci rileggeremo tra tre settimane, con un sacco di racconti, aneddoti e fotografie. Insomma, quando tornerò sarò un po' più grande di quel che sono adesso.

Buona strada, Capitano!
CapitanFede

venerdì, 04 agosto 2006, ore 10:42

Nonostante i miei 100 e passa mila km, nonostante le ore, i giorni, i mesi passati in sella, nonostante le avventure vissute e i posti visitati, ogni volta che vedo immagini come questa non posso fare a meno che sentirmi eternamente principiante...



03 Agosto 2006 - h. 12.35 - Passo dello Stelvio
CapitanFede

mercoledì, 02 agosto 2006, ore 15:44

Rimanga tra noi... a me il Carlo Azeglio è sempre piaciuto. E' stato un Presidente con la P maiuscola. Umano quando ci voleva comprensione, duro quando serviva il pugno di ferro, autorevole quando era necessario tirare le orecchie a qualcuno.  E poi, lui e la signora Franca erano proprio bellissimi. Teneri, innamorati, coccoloni...

Ora abbiamo il Giorgio. Che almeno esteticamente, assomiglia un po' al vecchio Gorbatchov, secondo me. E' ancora presto per dare giudizi sul suo operato, ma... insomma.. non è che sia partito proprio con il piede giusto.

Caro Giorgio, ti scrivo.
"Rivedere sistema sanzione e gestione pene. Dopo l'indulto occorrono misure efficaci... [omissis]". Ma come dopo? Ma, caro Presidente, perchè dopo? Che senso ha aprire le chiuse di una diga prima di aver pensato a una soluzione per l'iperaffollamento? Se da piccolo rubavo la marmellata, il ceffone non me lo toglieva nessuno. Mica che i miei stavano a dire "beh ma tanto ne abbiamo la dispensa piena, un cucchiaio più uno meno..".
Eh no, mio caro Presidente. Se quella gente stava in carcere, ci saranno stati dei buoni motivi. A parte la Franzoni - che bel mistero, quello - al carcere in Italia si viene condannati dopo la decisione di un giudice o di una giuria. Spesso e volentieri, per di più, dopo ben tre gradi di giudizio (primo grado, appello, cassazione, se non ricordo male).
Ora, mio caro Presidente, me lo spiega Lei perchè io cittadino onesto - o presunto tale -, dovrei avere pietà, o essere clemente, verso una persona che onesta non è stata - nella migliore delle ipotesi - o che si è macchiata di crimini violenti - nella peggiore? Per cosa poi? Per essere perfettamente consapevole che la pietà non è altro che una spiga di grano dietro la quale nascondere l'elefante dell'inadeguatezza del sistema giudiziario. La sua lentezza, la sua burocrazia, la lunga lista di processi ed appelli inevasi, la schiera di bravi PM con le mani legate e di schegge impazzite con licenza di uccidere (vedi il PM che ha messo in piedi il casino di Vittorio Emenuele).
Indulto. Bella parola per riempire la bocca di questo nuovo Governo. Che, per carità, quello di prima andava assolutamente tirato giù, però... però poi i risultati sono questi. Percui, dico io, che Calderoli ogni tanto esageri è risaputo, ma...
...forse, dico forse, non era il caso di pensare PRIMA la riforma, e POI all'indulto?
Mio caro Presidente, perchè non cominciamo davvero a riflettere sulle cose prima di farle, onde evitare di continuare sulla solita via Italiota di togliere le pagliuzze per non vedere le travi?
CapitanFede
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categoria : politica

martedì, 01 agosto 2006, ore 17:06

Sono stufo, davvero stufo, di dover affrontare sempre le stesse discussioni, sempre con le solite due o tre persone, sempre sui soliti argomenti, sempre con gli stessi esiti. Sono routine collaudate e stra collaudate, dalle quali non si trova via d'uscita. E' inutile, come diceva mia nonna "no se 'n cava sangue da le rave"*.

Vi sono persone che albergano nella mia memoria come stelle brillanti, eppure non fanno altro che gettare tempesta ed inquietudine.
Ed io, per una volta, vorrei esser bravo come quest'omino qui. Che se ne sta in piedi, incurante, ai bordi del frastuono. Chè, se proprio non c'è verso di trovare un punto di equilibrio, almeno mi si lasci in pace.



* Non si può estrarre sangue dalle rape.
CapitanFede

martedì, 01 agosto 2006, ore 15:49

Ma in che tempi viviamo? Non c'è più rispetto per niente e per nessuno. Ah, questi giovini d'oggi... non si vedono più gli scout che aiutano le vecchiette ad attraversare la strada, o il rispetto per l'autorità dei più vecchi, o il rispetto della storia e delle usanze. Anche Newton... faccio un esempio... il povero Isacco, che si è seduto sotto a un melo per prendere un po' fiato è s'è ritrovato con un pomo in testa. Lui grazie a quel pomo ha scoperto la "forza di gravità". Si si, quella forza magnetica per la quale gli oggetti vengono inevitabilmente attratti verso il suolo. Inevitabilmente.. si fa per dire. V'è gente, al giorno d'oggi, che se ne sbatte altamente di codesta "attrazione gravitazionale".
Del tutto irrispettosi del bernoccolo di Newton, questi decidono di andare in una specie di cava, prendere la parete più verticale che vi ci trovano e arrampicarcisi con una moto!
Ora, ditemi voi... sarà mai normale andare ad arrampicarsi su una cosa del genere????



Eh si... no, non qui in primo piano... loro salgono làggiù in fondo, sotto a quell'alberello sparuto. Una salitona con il 90% di pendenza, condita da un paio di salti così, tanto per destabilizzare l'assetto della moto, e un muro - letteralmente un muro - di 5 metri da saltare.
Beh, dico solo una cosa: io mi son cagato in mano anche solo a vederlo.

X-Treme Lumezzane: cronache di una serata di enduro-delirio.

La pista.
Ora, secondo me non sono mica tutti in squadra questi qui. Vanno con le moto su strade che strade non sono: fango, ghiaia, pietre, greti di fiume, salite, discese, curve a gomito... non c'è mai un metro uguale all'altro. E tutto rigorosamente disconnesso. Quando c'è del piatto, s'inventano le difficoltà e si mettono ad impennare, derapare, fare stoppies, saltare... insomma, si divertono come deficienti.

Le salite.
La parte più bella di una gara di enduro è quando, invece, nel bel mezzo di una cazzo di salita si pianta la moto. E' li che vedi la vera passione enduristica: decine di persone che in settimana fanno gli operai, gli impiegati, gli avvocati, i commercialisti, i notai.. che gettano una fune, agganciano il povero pilotino e si fanno infangare fino in gola per trainarlo in cima al colmo. Perchè? Perchè l'è divertente! E soprattutto, perchè sperano che così facendo si possano aprire un bonus per la domenica successiva, quando saranno loro i piloti in panne a metà salita.

Le discese.
Nell'enduro, non ci son discese. Ci son PRECIPIZI. Da 1000 mt fino a livello del mare in un lampo. Par di vedere un Mustang della Seconda Guerra Mondiale che precipita. Fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii... Anzi no.... Brrraaaaaaaaa brraaaaaaa brraaaaaaaaa... perchè questi pazzi furiosi non solo si buttano a capicollo, ma ACCELERANO pure, in discesa!

L'avviamento.
Dettaglio tecnico: le moto da enduro l'avviamento elettrico non ce l'hanno. E non hanno nemmeno i motorini d'avviamento come i pilotoni del MotoGP. Le moto di enduro hanno la pedivella. La pedivella non è altro che la croce della Via Crucis. E' l'unica parte della moto che la può riaccendere in caso di "ciuf" del motore, nonchè l'unica parte della moto che in caso di "ciuf" del motore.. NON FUNZIONA. Misteri della meccanica. Percui il pilota che fa? Scalcia. Come un mulo. Lì in mezzo alla polvere - o in mezzo al fango, dipende dal livello di bastardaggine del meteo - con casco, pettorina, guanti e stivaloni si deve mettere a scalciare sulla pedivella finchè il motore non riparte. E non ci son santi, il motore non riparte MAI al primo tentativo.

I salti.
Ci sono i comuni mortali: sbucano su dalla conca, attaccano la salita, fanno il salto - che è anch'esso in salita -, atterrano, fanno l'altro salto - che è anche questo in salita, un po' più in alto del salto di prima -, atterrano, finiscono la salita, girano... tutto normale.
Poi ci sono i missili. I missili non arrivano: PIOMBANO. Saltano su dalla conca, spalancano il gas, aggrediscono il primo salto, rimangono in volo, rimangono in volo, rimangono in volo, staccano le gambe dalle pedane, rimangono in volo, staccano le mani, rimangono in volo, fanno una balalaika, rimangono in volo, atterrano... e devono già far la curva perchè son lunghi!!

La compagnia.
Gli enduristi son tutti amici. Fanno caciara, fanno casino, si aiutano, si tirano, si spingono. Mangiare lo stesso fango è un po' come condividere la Comunione in chiesa la domenica: siamo tutti fratelli.

La scimmia.
Maledizione, adesso mi è venuta la smania di rotolarmi nella polvere anche a me. Dovrò andare a provarlo, questo enduro.

PS: dovrei scrivere qualcosa sulle implicazioni sentimental/personali che mi hanno "turbato" il sabato sera ma... ne sono troppo geloso. Ho trovato due persone splendide, che mi hanno aperto il loro cuore e la loro casa, pur senza conoscermi. Grazie Isa, grazie Ame. Anzi, grazie fes!



CapitanFede